I LUOGHI di ‘CHIUSANO DI SAN DOMENICO’ e di ‘OSPEDALETTO D’ALPINOLO’
Punti di interesse visitabili lungo il Cammino di Guglielmo.
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CHIUSANO DI SAN DOMENICO
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1. Eremo di Santa Maria della Valle, detto di S. Guglielmo
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La fondazione dell’Eremo di Santa Maria della Valle, detto anche di S. Guglielmo, potrebbe risalire tra il 1128, anno della partenza di Guglielmo da Montevergine e prima del 1133, anno di fondazione del Goleto. Attualmente, l’eremo è costituito da due corpi di fabbrica di epoca e stili diversi. Il più antico, è a base quadrata e sormontato da una cupola; il più recente invece è a cielo aperto ed è costituito come una navata unica di chiesa con quattro archi a tutto sesto per lato. Questa parte che risale alla fine del sec. XVI fu costruita come cimitero dei confratelli e sorelle della congrega della Buona. ll complesso fu restaurato, sul finire degli anni ’90, dalla Soprintendenza di Salerno e Avellino a seguito dei danni inferti dal terremoto del 1980. Sulla parete di fondo della piccola chiesa, un affresco raffigurante la Madonna con il Bambino, ascrivibile alla prima metà del Cinquecento, ricorda al passante: ‘chi si rivolge a Lei con fede pura e sincera, Lei è generosa di grazie e favori’.
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2. Museo Multimediale ‘Cammino di Guglielmo’
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Nel Palazzo De Francesco di Chiusano di San Domenico, da agosto 2025 ha preso vita il nuovo Museo Multimediale dedicato alla figura del santo Guglielmo e al ‘cammino’ che porta il suo nome. Si tratta di un percorso immersivo e interattivo che, grazie a innovative tecnologie digitali, avatar e ricostruzioni 3D, racconta la vita del santo e il suo cammino attraverso l’Irpinia, la Basilicata e la Puglia. Il nuovo museo è un luogo dove storia, fede e innovazione si incontrano per valorizzare la memoria e l’identità del territorio.
Trovi QUI un approfondimento sui contenuti del nuovo Museo.
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2.b Palazzo De Francesco
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Palazzo De Francesco è un edificio storico risalente alla prima metà dell’800, di pregio architettonico nelle forme e nei materiali, tutelato dalla Soprintendenza; è sito nel centro di Chiusano di San Domenico, in adiacenza della piazza principale e della Cappella di S.Michele; è sovrastato dalla parte di borgo denominata ‘La Ripa’. Appartenuto originariamente ai nobili Carafa, a partire dal 1825 è stato poi per lungo tempo la residenza urbana di una famiglia notabile di Chiusano, i De Francesco. Al piano terra erano originariamente ubicate le stalle, le cantine ed il frantoio, mentre ai piani superiori vi erano le stanze abitate dalla famiglia e dal personale di servizio. Sul lato posteriore del fabbricato si estendeva il giardino con una sorgente d’acqua. La struttura portante del fabbricato è costituita prevalentemente da murature di pietrame per il primo livello e da muratura di tufo per i livelli superiori. A seguito dei danni causati dal terremoto del 1980 il palazzo è rimasto disabitato; il Comune lo ha acquisito e ristrutturato aprendolo al pubblico nel corso del 2016. All’interno vi è tuttora un piccolo chiostro con belle scale in pietra locale e un gioco d’acqua articolato su due vasche con fontane; all’interno, in vari ambienti, vi erano affreschi eseguiti da maestranze locali; col terremoto del 1980 sono andati in parte distrutti unitamente ad alcune altre parti del palazzo. Nell’atrio di ingresso tuttora si può osservare un affresco dell’800 che richiama le gesta dei Carafa e un paesaggio bucolico, proscenio di quello che fu il giardino di corte dei Carafa. Essendo stato acquisito tra i beni comunali, attualmente ospita la sala del consiglio e la sede di associazioni locali.
Nell’ambito dei lavori di restauro correlati al progetto Borghi Pnrr, nel corso del 2025 sono stati rifatti in parte gli intonaci esterni con applicazione di malte e colori a base di calce; sono state revisionate e integrate tutte le coperture in coppi laterizi; è stato realizzato un impianto fotovoltaico per la parziale autosufficienza energetica ed è stata messa in funzione una pompa di calore in sostituzione delle difettate caldaie a gas. E’ stato inoltre coperto con un lucernario in ferro e vetro il chiostrino rendendo così possibile la migliore disciplina delle acque piovane e il restauro delle antiche scale e vasche in pietra. Nell’ala delle vecchie cucine, prospettante sul vialetto-giardino, previa ristrutturazione e adeguamento impiantistico, è stato allestito il nuovo Museo Multimediale; segue.
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3. Area dei murales dedicati al Cammino: Borgo Ripa
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Nell’antico borgo ‘Ripa’ di Chiusano di San Domenico, all’arrivo della tappa 2 del Cammino di Guglielmo, si possono visitare le belle e numerose pitture murali realizzate nell’ambito del Pnrr Borghi da ‘INWARD / Osservatorio Nazionale sulla Creatività Urbana’ dell’Associazione Arteteca, ente no profit affidatario della fornitura di installazioni artistiche nell’ambito del progetto Borghi PNRR 2023-2026. Trovi QUI un approfondimento sugli autori con le foto dei murales.
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4. Scultura urbana con zaino e bastone con lupo
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A Chiusano di San Domenico, all’arrivo della Tappa 2, è stata installata l’opera artistica di Lucio Perone; una scultura a scala urbana raffigurante uno zaino e un bastone. Lo zaino rappresenta il viaggio, il cammino, il viandante, mentre il bastone con la testa del Lupo è il simbolo del pellegrinaggio e del Patrono dell’Irpinia, San Guglielmo. L’installazione permanente, alta fino a 7 metri, è collocata in asse visuale con l’Abbazia dì Montevergine, sul Monte Partenio, fondata da San Guglielmo nel 1124. Le due montagne (Tuoro e Montevergine) si guardano attraverso gli occhi del Lupo impresso nel bastone. Una piccola curiosità: sulla testa del Lupo e’ stato realizzato un nido per uccelli migratori.
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5. Inizio Sentiero Taraldo-Alano: lungo la Tappa 3 che sale in montagna
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Dall’Eremo di San Guglielmo, luogo di partenza della tappa 3 del cammino, inizia il sentiero Taraldo-Alano: un’antica, stretta e irta mulattiera che sale decisa verso la montagna, tra faggete e castagneti; veniva e viene tuttora utilizzata per la raccolta delle castagne e della legna. Da qui il pellegrino inizia l’ascesa che lo condurrà in quota, lasciandosi alle spalle il borgo e l’ampia valle del Calore per immergersi in paesaggi selvaggi e naturali. L’irta salita segna il passaggio dal mondo abitato al regno della montagna: un momento simbolico nel cammino, fatto di fatica, speranza e contemplazione. Elementi connotativi che incontreremo: il buio del bosco, l’acqua della cascata, la roccia nuda, la sorgente, la sosta. Il sentiero è stato messo in sicurezza e attratto con segnaletica nell’ambito del progetto Borghi Pnrr 2023-2026.
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6. Arrivo del sentiero Taraldo-Alano: area attrezzata alla ‘Sorgente La Pila’
https://maps.app.goo.gl/FHKhkxBrtGNPLY3P8
Al termine dell’irta salita iniziata nel borgo di Chiusano, la meta che ci attende è la ‘Sorgente La Pila’: si apre in una radura montana a circa 1.100 m di altitudine tra castagni, faggi, cerri e aceri. E’ il luogo ideale per una prima sosta, ci attendono ancora altri due borghi e oltre 20 km. di cammino fino a Cassano Irpino. Per il pellegrino o l’escursionista è uno spazio naturale di ristoro, contemplazione e rinascita, un premio dopo la salita, un invito a fermarsi per ascoltare la montagna e riprendere il cammino con nuovo slancio. Oltre un’ampia vasca dove attingono gli elicotteri del servizio estivo antincendio, c’è una fontana con acqua sorgiva e gazebo con tavoli e panche, tutti in legno di castagno, di recente ristrutturati nell’ambito del progetto Borghi Pnrr 2023-2026.
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7. Fenomeno carsico ‘Piana di Sant’Agata’
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Siamo ai piedi del Monte Tuoro (1.424 m), in località detta ‘Santaiate’ (Sant’Agata) una delle due piane endoreiche di Chiusano, insieme a alla Piana del Mangano’ sul versante ovest. Qui si può osservare un fenomeno geologico suggestivo: un inghiottitoio di nevi e acque che si accumulano nella piana e che scompaiono attraverso la cavità, sotto-terra. I terreni affioranti sono costituiti per la gran parte da rocce carbonatiche di età mesozoica; il carsismo è diffuso in modo quasi uniforme su tutta la montagna e si manifesta in modo spettacolare con macroforme epigee proprio in questo inghiottitoio di Sant’Agata. La cavità racconta la potenza dei paesaggi carsici irpini, tra grotte, sorgenti e forre; le acque che scompaiono alimentano i principali acquedotti del Sud-Italia dissetando buona parte della Campania e della Puglia.
7.b Area attrezzata ‘Sant’Agata’
https://maps.app.goo.gl/8iHo73TfPM9fmTC69
A poche decine di metri dall’inghiottitoio carsico, è stata di recente attrezzata (progetto Borghi Pnrr) un’area di sosta (fontana e tavolo con panche) in adiacenza di un antico abbeveratoio; anche qui vi è una sorgente che viene convogliata per dissetare le mucche podoliche che potrete incontrare in ogni periodo dell’anno.
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8. Vetta del Monte Tuoro (punto panoramico)
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Dalla vetta del Monte Tuoro (1.424 m) si apre una vista ampia e mozzafiato: dal crinale si domina la valle del Calore, il crinale montano e i paesi sparsi ai piedi del monte; sono ben visibili: Castelvetere sul Calore, Chiusano di San Domenico, Volturara Irpina, Montemarano, e più in là -iniziando da ovest dove sono Montevergine e la piana di Avellino-, ecco: Mercogliano, Ospedaletto, Summonte, Montefredane, Montefalcione, Montemiletto, Lapio, San Mango, Gesualdo, Frigento, Nusco, Sant’Angelo dei Lombardi e tanti altri paesi e città a perdita d’occhio fino alla Basilicata e alla Puglia. Per un pellegrino o un viandante, toccare questa vetta significa raggiungere un ‘punto alto’, non solo fisicamente, ma anche simbolicamente: un momento di riflessione, di gratitudine e di profondità interiore. La montagna è costituita da un rilievo aspro e roccioso sul versante settentrionale, che si raccorda in modo più graduale a sud con una piana endoreica (fenomeni carsici con inghiottitoi) che, localmente assume i toponimi di Piana Sant’Agata ad ovest e Piano del Mangano ad est. Ancora più a sud la dorsale si estingue nell’ampia Piana del Dragone, dov’è Vulturara Irpina dominata dal massiccio del Terminio.
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OSPEDALETTO D’ALPINOLO
Dal punto di vista storico, Ospedaletto d’Alpinolo si può dire un paese fortunato, infatti a differenza di molte altre città e castelli antichi, di cui si perdono le tracce delle origini, questo comune ha la rara fortuna di avere, ancora oggi, i documenti originali che segnano accuratamente le date ed i motivi che gli diedero i natali e può gloriarsi di conoscere esattamente la sua nascita, fissata nel gennaio 1178, oltre a possedere il documento originale che ne tramanda il lieto ricordo: l’atto notarile di fondazione. Ospedaletto nasce e si sviluppa in funzione della storia dell’abbazia di Montevergine. Il paese ha origini medievali e viene menzionato col nome di Fontanelle, acquistando solo a partire dal XIII secolo la denominazione di “Hospitalis Montis Virgini” dovuta all’edificazione di sempre più numerose case nei dintorni dell’ospedale edificato e gestito direttamente dai monaci con lo scopo di far riposare i pellegrini prima di affrontare la salita al Santuario; si rafforzò quindi il toponimo di Casale dell’Ospedale di Montevergine. Nel 1483 troviamo un scritto che cita ‘Ospedaletto d’Alpinolo’, con la scelta di aggiungere la determinazione d’Alpinolo dopo l’annessione delle province napoletane al regno di Sardegna, per differenziarlo da altri paesi che avevano lo stesso nome. Da quella data il nome fu bene accetto e soppiantò immediatamente i precedenti, restando invariato ancora oggi. Tuttora Ospedaletto è conosciuto per il pellegrinaggio alla Madonna di Montevergine, chiamato ‘Juta’ (andata). Nei giorni 10, 11 e 12 settembre rivive ad Ospedaletto il tradizionale appuntamento della ‘Juta a Montevergine’ organizzato dal Comune e dalla Parrocchia SS. Filippo e Giacomo con il patrocinio della Regione Campania della Provincia, dell’Ente provinciale del Turismo della Comunità Montana del Partenio e dell’Ente Parco. La Juta assume una portata ed un significato spirituale e profano e risulta ricca di manifestazioni suggestive ed incontri culturali.
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9. Ex-Lavatoio, nuovo Nucleo Multimediale dedicato al Cammino
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Nell’ex-Lavatoio comunale di Ospedaletto, dove un tempo si recavano le massaie a lavare la biancheria grazie alla presenza di un torrente d’acqua proveniente da Montevergine, ha preso vita un nucleo Multimediale dedicato alla figura del santo Guglielmo e al ‘cammino’ che porta il suo nome. Si tratta di una narrazione immersiva che, grazie a innovative tecnologie digitali, racconta la vita del santo e il suo cammino attraverso l’Irpinia, la Basilicata e la Puglia. Il nuovo nucleo-museo è un luogo dove storia, fede e innovazione si incontrano per valorizzare la memoria e l’identità del territorio.
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10. Partenza del Sentiero di pellegrinaggio storico che sale a Montevergine
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Da Ospedaletto ha inizio un antico sentiero di pellegrinaggio a Montevergine; tuttora viene percorso a piedi da numerosi pellegrini in ogni giorno dell’anno e in particolare nei giorni della ‘Juta’, a settembre. E’ la via percorsa da Guglielmo e dai monaci verginiani e poi benedettini che hanno abitato per secoli sopra la ‘montagna’; sale su tratti selciati attraversando boschi di castagni e faggi, su su fino al santuario. E’ lo stesso tracciato che il Cammino di Guglielmo ripercorre partendo da monte, scendendo a Ospedaletto proseguendo lungo la Tappa 1 fino a Tufo. Dalle altezze sacre del monte alle valli popolate, attraversando borghi e paesaggi naturali che raccontano il passaggio del tempo e della fede. Un percorso di discesa fisica, ma anche di introspezione e crescita interiore.
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11. Partenza del sentiero Niespolo che conduce verso Summonte con arrivo a Tufo.
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Dopo la discesa da Montevergine ad Ospedaletto, il tracciato del Cammino di Guglielmo continua sul sentiero comunale Niespolo (di recente recuperato con il progetto Borghi Pnrr 2023-2026); attraverso un breve tratto tra castagneti, si approda su una stradina pianeggiante, pedemontana, lastricata in pietra e che reca con bei panorami verso Summonte. Proseguendo, si incontra il santuario di S. Silvestro Papa, quindi il paese di Sant’Angelo a Scala e poi di Grottolella; si arriva infine a Tufo, meta della prima tappa, dove la grotta dedicata a San Michele Arcangelo segna l’arrivo del primo giorno di cammino. È un percorso con un dislivello di circa 1.000 metri che unisce natura, storia e devozione, accompagnando il pellegrino dalla montagna alla pianura, dalle sante alture ai paesi a valle.
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12. Sedia della Madonna
https://maps.app.goo.gl/TTCsp826ooRfumrYA
La ‘Sedia della Madonna’ è un luogo di raccoglimento e preghiera: un grande macigno che accoglie come ‘sedia’ scolpita nella roccia; secondo la tradizione i pellegrini si fermano per sedersi, meditare, pregare, fare una pausa di silenzio. Un gesto semplice ma carico di significato, una tregua nel cammino per ascoltare il respiro del bosco e del sacro.
Secondo un’antica leggenda la Vergine con in braccio il Figlio, in cammino verso la chiesa che era stata costruita in suo onore, giunta a metà della montagna si fermò e si riposò proprio su questa roccia che, per rispetto, si plasmò dolcemente per accoglierla. Su una pietra a parte, inoltre, sarebbe restata impressa l’impronta del piede della Madonna. Un’altra leggenda vuole che quella pietra a forma di sedile fosse il punto di ristoro, la tappa che San Guglielmo da Vercelli faceva per riposarsi nel salire e scendere dalla montagna. La tradizione dei pellegrinaggi voleva poi che le giovani donne da marito provassero a sedersi sulla roccia nella cappella: se fossero rimaste comodamente sedute sarebbero state pronte per il matrimonio ma se invece scivolavano via… Per questo motivo la Cappella era anche detta “Cappella della misura” oppure Cappella della Sedia (della Madonna).
La cappella, costituita da un arcaica muratura in pietra fondata nella roccia e da una semplice copertura in legno a due falde, è stata recuperata con il progetto Borghi Pnrr 2023-2026. Per raggiungere la ‘sedia’ contenuta al suo interno bisogna salire alcuni gradoni ricavati per sottrazione nella roccia viva.
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12.b Cappella dello scalzatoio
https://maps.app.goo.gl/9zCymcgzXRVy4GXx6
“La prima Cappella è posta alle falde del Monte, poco più sopra della terra dell’Hospitaletto, e si chiama comunemente lo Scalzatoro, ò Scalzatorio; perché ii per ordinario quasi tutti li divoti dell’uno, e dell’altro sesso, che vanno a Mote Vergine, si scalzano, e così a piedi ignudi, ò per voto fatto, o per loro divozione sagliono il rimanente del Monte fino al Monasterio, che sarà di cammino circa quattro miglia”
Dalla parte più a monte della città di Ospedaletto, parte una strada con basoli in pietra che porta, dopo una salita in forte pendenza, fino a quel che rimane della Cappella dello Scalzatoio, il luogo dove molti pellegrini lasciavano le proprie calzature per proseguire fino al Santuario a piedi nudi in segno di penitenza. Il pellegrinaggio avveniva di notte o alle primissime luci dell’alba, la montagna ha un clima spesso capriccioso e scrosci improvvisi erano messi in programma dai viandanti malamente equipaggiati dell’epoca.
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13. Monumento del Pellegrino
https://maps.app.goo.gl/U2VRXL4Nt9u7CzZ8A
Il ‘Monumento del Pellegrino’ incarna lo spirito del viaggio: fatica, speranza, fede, ospitalità. L’opera è frutto della mano dell’artista di Fontanarosa, Raimondo Pasquariello, su disegno dell’oblato benedettino Prof. Fernando Luca Vignarelli.
Rappresenta un punto di riferimento per chi inizia o conclude il cammino, un segno visibile che rende omaggio a tutti coloro che hanno percorso o percorreranno queste vie. E’ situato in un punto molto panoramico, ai margini del centro storico di Ospedaletto, lungo la strada carrabile che porta a Montevergine. Affacciandosi in prossimità del monumento, si gode di un’ampia e bella vista sulla valle del fiume Sabato; a valle è la città di Avellino, difronte è il complesso dei monti Picentini con il monte Tuoro e il paese di Chiusano di San Domenico in primo piano.
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14. Piazza Mercato, esposizione permanente e vendita di prodotti locali
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La ‘piazza mercato’ di Ospedaletto è un’esposizione permanente dedicata soprattutto ai produttori dolciari locali (torroni, nocciole, cioccolato, praline) e, in generale, all’enogastronomia irpina; è situata all’inizio del paese lungo la strada che porta all’Abbazia di Montevergine. La sosta è un’occasione per una dolce pausa di ristoro e, soprattutto, per conoscere e sostenere le comunità locali, per assaporare il meglio del territorio e portarne un pezzo con sé.
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15. Parco Avventura
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Uno spazio dedicato ai più piccoli e/o per chi visita il territorio con spirito diverso: un ‘parco avventura’ nel verde di un bosco che offre esperienze a chi ama vivere la natura per apprendere e con il giusto spirito di avventura. Ci sono attrezzature tra gli alberi e bravi istruttori. Un modo per promuovere il bel paese di Ospedaletto non solo per i viandanti e i pellegrini che si recano a Montevergine o che percorrono il Cammino di Guglielmo, ma anche per famiglie con bambini e per i gruppi di giovani turisti.
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16. Abbazia di Montevergine
https://maps.app.goo.gl/J27uNv1wkdSDSr8VA
L’Abbazia di Montevergine rappresenta il cuore e l’inizio del cammino: fondata da Guglielmo da Vercelli nel 1124 (900 anni fa), è luogo di fede, storia e arte. Sotto l’altare maggiore si custodiscono le spoglie del santo; la chiesa ospita una tavola mariana del XIII secolo e una straordinaria serie di opere che raccontano secoli di spiritualità e devozione.
È il punto da cui tutto ha inizio: ogni cammino, materiale e spirituale, prende qui la sua forma sotto lo sguardo delle montagne del Partenio, tra le faggete che respirano silenzio e pace.
A 1.263 metri di altitudine, l’abbazia domina la valle del fiume Sabato. E’ raggiungibile a piedi (da Mercogliano o da Ospedaletto, attraverso il sentiero devozionale della Juta (coincide col tracciato del Cammino di Guglielmo); una strada carrabile, con stretti e numerosi tronanti, collega l’abbazia con l’uscita autostradale Avellino ovest, sulla A3 Napoli-Bari. Consigliamo di salirvi con la bella funicolare, costruita nel 1926 e inaugurata nel 1956; in soli 1.670 metri di lunghezza copre un dislivello di ben 734 metri, con un’inclinazione compresa fra i 43 e i 63 gradi. Si parte dal centro di Mercogliano e in 7 minuti raggiunge l’abbazia tra castagneti e spuntoni calcarei, con magnifici scorci panoramici sulla vallata e sull’abbazia di Loreto.
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Tutti i testi sono stati curati da Angelo Verderosa / Verderosa studio nell’ambito del ‘Cammino di Guglielmo’. Li puoi trovare come ‘recensioni’ anche su Google Maps.
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