Come imparare a camminare (Rumiz)

All’inizio del viaggio gli automobilisti mi guardavano con compatimento.

Ora non più. E il segno della mia metamorfosi.

Una settimana è sufficiente a imprimere nel corpo del viandante questo impressionante mutamento.

Il primo giorno siete sbilenchi, pieni di timori, chini sul telefonino in attesa di chiamate dal mondo che abbandonate. Vi sentite stupidi e miserabili di fronte ai viaggiatori veloci.

Il secondo giorno prendete un po di ritmo e quel ritmo genera musica nella vostra testa. E’ il segno che il groppo si scioglie. Sputate veleni e incamerate pensieri. L’andatura comincia a miscelare memorie, fantasie. Vi accorgete di bere il doppio e mangiare la metà. Il corpo si rigenera. “El camino te limpia,” dicono gli spagnoli del pellegrinaggio a Santiago de Compostela, chiamato per l’appunto “camino”: il cammino ti pulisce.

Il terzo giorno la solitudine non è più un problema. Anzi, il fatto di essere soli vi facilita l’incontro. “Dove vai?”, “Da dove vieni?” sono domande che nessuno vi farebbe se foste in gruppo. Invece ora ve le pongono in tanti.

Il quarto giorno tutte le vostre funzioni vitali sono tarate a meraviglia, le paturnie inutili sono sparite. Gli scaffali della mente sono spolverati e in ordine. Il passaggio dal sonno alla veglia è istantaneo e privo di incertezze. La pioggia o il caldo non vi infastidiscono più.

Il quinto giorno vi rendete conto con stupore di avere imparato a camminare. Lo capite dal rispetto con cui vi guarda la gente. Siete eretti, nobili. Irradiate calma e soddisfazione. Se avete un bastone da pellegrino è ancora meglio: il suo ritmo sincronizzato con la camminata manda segnali chiarissimi di autorità e forza.

Dal sesto giorno in poi vi passa del tutto la voglia di tornare. Camminate guardando solo avanti, i ponti con la vecchia vita sono tagliati completamente. Vi prenderà il desiderio di sparire e cambiare identità. E in effetti siete profondamente diversi. Avete perso la vecchia pelle sullo stradone impolverato, come fa il serpente. Da quel momento potrete andare ovunque, travolgerete qualsiasi ostacolo. La gente sentirà da lontano il messaggio di felicità che mandate con la vostra andatura, senza nessun bisogno di parlare.

Tratto da ‘A piedi’, di Paolo Rumiz. Universale Economica Feltrinelli Ragazzi, 2^ ediz., 2025.

 

 

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