Abbazia del Goleto

L’Abbazia del Goleto (sec. XII), fondata dal santo Guglielmo, si trova alle sorgenti del fiume Ofanto, in un territorio rurale al confine tra i comuni di Nusco e Sant’Angelo dei Lombardi; è l’arrivo della Tappa 5 del Cammino di Guglielmo. Abbandonata nel 1807, a seguito della soppressione napoleonica, cadde in rovina fino all’arrivo di P. Lucio Maria De Marino, monaco benedettino che la riabitò a partire dal 1973. Il terremoto del 1980, che colpì l’Irpinia e la Basilicata (oltre 2.900 vittime, 9.000 feriti e 280.000 sfollati … il più grave sisma avvenuto in Italia nel secondo dopoguerra), inferse ingenti danni a quello che rimaneva dell’imponente architettura monastica. Importanti campagne di restauro si sono susseguite negli anni. Dal 2000 al 2025 l’architetto Angelo Verderosa ne ha curato i più importanti recuperi e ne avviato la valorizzazione; oggi l’abbazia si presenta ricomposta e fruibile in sicurezza ad un vasto pubblico.

 

Storia in sintesi 

Agli inizi del XII secolo, il giovane eremita GUGLIELMO, diretto in Terra Santa, dopo i pellegrinaggi a Santiago di Compostela e a Roma, seguendo la via Appia si fermò in Irpinia, fondando prima l’abbazia di Montevergine e poi la cittadella monastica del Santissimo Salvatore, qui al Goleto, a partire dal 1133.

Guglielmo, per edificare quest’ultima, aveva ricevuto in dono un vasto terreno da Ruggero, signore normanno della vicina Monticchio (‘monticolo’, tra Rocca San Felice e Sant’Angelo dei Lombardi).

Il complesso fu realizzato in buona parte col riutilizzo del materiale di spoglio del preesistente insediamento di epoca romana appartenuto a Marcus Paccius Marcellus.

Ai lati della chiesa primigenia, sorse un innovativo ‘doppio monastero’, con due ali e due chiostri, di cui il più grande destinato alle monache. Nella costituita comunità religiosa, l’autorità suprema era rappresentata dalla ‘badessa’, mentre ai monaci erano affidati il servizio liturgico e i lavori manuali.

Guglielmo non raggiunse la Terra Santa ! Morì in Irpinia, qui al Goleto, il 24 giugno 1142.

A 800 anni dalla sua morte, nel 1942, Pio XII lo proclamò Patrono Primario dell’Irpinia.

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